Riqualificazione urbana: migliorare le città recuperando le aree dismesse

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Visto l’esaurimento delle risorse energetiche e delle pessime condizione del patrimonio edilizio costruito nel dopoguerra, quello della rigenerazione urbana sostenibile è sicuramente uno dei temi principali nelle nuove politiche di sviluppo urbanistico.

Esse sono centrate sull’evitare il più possibile il consumo di nuovo territorio attraverso la riqualificazione di aree già urbanizzate ma abbandonate, cambiandone la destinazione d’uso e trasformandole in servizi e luoghi di aggregazione.

In questo modo, non solo è possibile fornire nuovi servizi senza ulteriori spese, ma anche migliorare la coesione sociale e la vita dei cittadini.

Il processo di riqualificazione urbana può essere quindi definito come l’insieme di azioni volte al recupero e alla rigenerazione delle infrastrutture e dei servizi di uno spazio urbano, in un’ottica di sostenibilità ambientale e limitazione del consumo di territorio, con conseguente miglioramento economico, ambientale e della qualità di vita della comunità.

Riqualificazione urbana: gli obiettivi

La riqualificazione degli spazi urbani consente sicuramente di realizzare diversi obiettivi.

In primo luogo, comporta il miglioramento della qualità della vita dei cittadini, che possono vivere in una città che offre maggiori servizi, possibilità di aggregazione e minor degrado.

Il secondo obiettivo è rendere le città misura d'uomo e maggiormente sostenibili, evitando il costante ed eccessivo consumo di suolo edificabile e recuperando gli spazi urbani già presenti.

In terzo luogo, la rigenerazione urbana riduce il degrado periferico, in quanto, recuperando le aree dismesse, i quartieri diventano maggiormente vivibili, con maggiori attività, possibilità, servizi e luoghi di aggregazione e socializzazione.

La normativa

Con il passare del tempo, la legislazione si sta muovendo sempre di più verso la promozione della rigenerazione urbana piuttosto che delle nuove costruzioni.

Il D. L. n.32 del 18 aprile 2019, ovvero il Decreto Sblocca cantieri, prevede infatti che tutti gli interventi abbiano come principio la riduzione del consumo di suolo e vengano effettuati favorendo la riqualificazione di aree urbane già esistenti e in stato di degrado.

La nuova Legge di Bilancio 2020, inoltre, prevede la destinazione, tra il 2021 ed il 2034, di 8,5 miliardi di euro proprio alla rigenerazione urbana, al fine di aumentare la qualità del tessuto urbano e ridurre i fenomeni di degrado ed emarginalizzazione.

La ripartizione prevista dei fondi stanziati è la seguente:

  • 150 milioni per il 2021;
  • 250 milioni per il 2022;
  • 550 milioni ogni anno 2023 e 2024;
  • 700 milioni ogni anno dal 2025 al 2034.

Riqualificazione urbana: come avviene

Il processo di riqualificazione urbana non ha regole predefinite, ma deve di volta in volta adattarsi al caso specifico.

Tuttavia, ci sono dei principi cardine, che fungono da guida per ogni tipo di intervento.

Innanzi tutto, come abbiamo appena visto, uno degli obiettivi della rigenerazione urbana è la sostenibilità ambientale. Pertanto, ogni intervento viene effettuato rispettando le caratteristiche ambientali ed utilizzando materiali eco-compatibili.

Il recupero delle zone in disuso viene effettuato con minuziosità e creatività, favorendo politiche di partecipazione sociale ed incentivando imprenditoria locale ed occupazione, in modo da dare alla città un aspetto nuovo tanto dal punto di vista dell’immagina territoriale, quanto da quello economico, sociale e culturale.

Infine, un aspetto importante è coinvolgere tanto la sfera del campo edilizio, quanto le componenti sociali come le associazioni.

In conclusione, è possibile affermare che gestione e riqualificazione delle aree urbane stanno diventando un tema sempre più importante ed una priorità all’interno degli obiettivi del governo nazionale e locale. Pertanto, ogni professionista dovrebbe avere le giuste competenze a riguardo, al fine di rispondere al meglio alle esigenze del mercato attuale e, sicuramente, futuro.

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